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Stipendio di 1200 euro: quanto si paga di mantenimento per un figlio

Aggiornato il 25 ottobre 20266 minuti di letturaRevisione legale: in attesa
Una madre e il figlio di cinque anni cucinano insieme la cena in una cucina luminosa

In attesa di revisione legale. Questa guida non è ancora stata controllata da un avvocato: le informazioni sono generali e si basano sulle fonti elencate in fondo alla pagina. Non sostituiscono il parere di un professionista.

La risposta in breve

Non esiste una percentuale di legge né una cifra valida per ogni stipendio di 1.200 euro. L'importo dipende dal reddito dell'altro genitore, dai tempi con il figlio, dalle spese fisse come l'affitto e dall'accordo o dal provvedimento che vi riguarda.

Esiste una cifra di mantenimento per chi guadagna 1.200 euro?

No. Nessuna legge indica una percentuale dello stipendio o un importo per fascia di reddito. L'art. 337-ter del codice civile dice che ciascun genitore contribuisce al mantenimento dei figli in proporzione al proprio reddito, e che il giudice, se serve un assegno, guarda alle esigenze del figlio, al tenore di vita, ai tempi di permanenza, alle risorse di entrambi e ai compiti di cura.

Le cifre tipiche che circolano online, come una percentuale fissa dello stipendio, non hanno una base di legge. Per questa ragione l'articolo non ne propone una. Spiega invece da quali dati dipende il risultato e come ragiona, in concreto, un tribunale che ha pubblicato il proprio metodo.

Prima di tutto, nella domanda mancano informazioni. Non si sa se 1.200 euro siano lordi o netti, se sul mese o su tredici o quattordici mensilità, quanto guadagni l'altro genitore e quanto tempo il figlio trascorra con ciascuno.

Perché due genitori con lo stesso stipendio pagano cifre diverse?

Perché lo stipendio è uno solo dei dati. Gli altri sono questi:

  • Il reddito dell'altro genitore. Il principio è la proporzione ai redditi. Secondo un'ordinanza della Cassazione del gennaio 2026, riportata dai commentatori, mancare il confronto tra le situazioni economiche dei due genitori viola il principio di proporzionalità.
  • I tempi con il figlio. Chi tiene il figlio più giorni sostiene direttamente più spese, e questo riduce o azzera la somma da versare all'altro.
  • Le spese fisse. Affitto o mutuo, utenze, vitto. Le linee guida di Genova partono dal reddito che resta dopo queste voci, non dallo stipendio.
  • Le esigenze e il tenore di vita del figlio, cioè quello che il figlio aveva quando i genitori vivevano insieme.
  • I compiti di cura. Il genitore che segue di più scuola, attività e problemi del figlio sostiene un impegno che ha un valore economico.
  • Patrimonio e altre risorse. Non contano solo gli stipendi: contano anche immobili, risparmi e altre entrate.
  • Il numero dei figli e l'accordo già in vigore. Se esiste un provvedimento, quello prevale.

Come ragiona un tribunale: il metodo di Genova

Le linee guida del Tribunale di Genova, Sezione famiglia, sono un esempio pubblicato di metodo. Sono un documento di orientamento di un solo tribunale, non una norma, e altri uffici usano criteri diversi. Servono per capire la logica.

Per un solo figlio, il metodo prevede una frazione del reddito disponibile dei genitori, compresa tra il 25% e il 35%. Quel reddito è calcolato al netto delle spese di casa e di vita di ciascun genitore. In assenza di documenti, le linee guida suggeriscono una forfetizzazione tra 200 e 300 euro al mese per il vitto e tra 400 e 600 euro per la casa.

La quota di ciascun genitore è proporzionale al suo reddito. Da quella di chi tiene il figlio meno tempo si sottrae ciò che spende già direttamente nei suoi giorni. Il resto è l'assegno, e le stesse linee guida lo definiscono un punto di partenza, non un importo esatto.

In pratica. Esempio di calcolo, importi inventati per spiegare il metodo. Non sono cifre tipiche e non stimano il vostro caso. Un figlio, un mese di 30 giorni, frazione tra il 25% e il 35%.

Il genitore A ha uno stipendio netto di 1.200 euro. Dopo affitto e spese di vita gli restano, nell'esempio, 700 euro. Il figlio vive prevalentemente con il genitore B, e A versa l'assegno.

Caso Residuo di A Residuo di B Giorni al mese con A Assegno di A a B
1 700 1.500 8 da 28 a 40 euro
2 700 1.500 4 da 102 a 142 euro
3 700 700 8 da 82 a 114 euro

Tre osservazioni. Nei casi 1 e 2 cambia solo il tempo con il figlio, e l'importo si moltiplica per più di tre. Tra i casi 1 e 3 cambia solo il reddito di B, e il risultato quasi triplica. Infine, se nel caso 1 si ignorassero le spese di casa, partendo da 1.200 euro anziché da 700, il risultato salirebbe a circa 120-168 euro. La stessa busta paga produce quindi risultati molto lontani.

Un tribunale diverso, o lo stesso giudice, potrebbe arrivare a cifre differenti: perché usa un altro metodo, perché valuta diversamente il tenore di vita, oppure perché tiene conto di altre voci, come spese specifiche del figlio.

Uno stipendio basso esonera dal mantenimento?

L'art. 337-ter non indica una soglia di reddito sotto la quale l'obbligo si azzera. Dice che il contributo è proporzionale al reddito, e il giudice valuta caso per caso. Questo testo non indica nessuna cifra minima.

Due indicazioni aiutano a capire come ragionano i giudici.

  • Le linee guida di Genova prevedono che, se il tenore di vita non è compatibile con i redditi dichiarati, il giudice possa ritenere esistente un reddito superiore a quello dichiarato.
  • Secondo il commento all'ordinanza 676/2026 della Cassazione, il giudice valuta la capacità economica di ciascun genitore comprendendo patrimonio, redditi e capacità di lavoro, professionale o domestico.

Chi vive un calo di reddito vero può chiedere la revisione del contributo. La norma è l'art. 337-quinquies: serve un nuovo accordo con l'altro genitore o un provvedimento del giudice. La riduzione non scatta da sola.

Quale stipendio conta: lordo, netto o medio?

Le linee guida di Genova chiedono alle parti le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni e ragionano su un reddito netto mensile medio, non sulla singola busta paga. Entrate occasionali, come arretrati o una vincita, sono valutate nel quadro del tenore di vita e non come reddito ordinario. Chi ha un contratto stabile avrà quindi un dato più lineare, mentre chi ha redditi variabili vedrà pesare la media degli anni.

Anche questo spiega perché la stessa cifra mensile, letta da due uffici diversi, può dare risultati diversi. Contano la fonte del dato e il periodo considerato.

Cosa fare adesso

  1. Recuperate l'accordo o il provvedimento in vigore: se fissa già una cifra, quella resta il riferimento finché non cambia.
  2. Scrivete i dati che servono: reddito netto medio degli ultimi tre anni, spese fisse documentate, calendario reale dei giorni con il figlio, reddito dell'altro genitore se lo conoscete.
  3. Provate lo strumento di calcolo del mantenimento per un ordine di grandezza, ricordando che è una stima indicativa e non vincolante.
  4. Leggete la guida generale al calcolo del mantenimento dei figli per capire quali spese sono già dentro l'assegno e quali si dividono a parte, come spiega l'articolo su spese ordinarie e straordinarie.
  5. Per proporre o contestare una cifra rivolgetevi a un avvocato di famiglia o a un mediatore: i costi di una separazione consensuale sono una voce da valutare prima.

Domande frequenti

Conta lo stipendio lordo o quello netto?

Le linee guida del Tribunale di Genova ragionano sul reddito netto mensile, ricavato dalle dichiarazioni dei redditi. Nel vostro caso conta ciò che il giudice o l'accordo prende come riferimento.

Se il reddito cambia da un anno all'altro, quale cifra si usa?

Le linee guida di Genova chiedono le dichiarazioni degli ultimi tre anni e ragionano su un reddito medio. Il giudice può comunque valutare altri elementi, come il tenore di vita.

Se perdo il lavoro l'assegno si riduce da solo?

No. Il contributo fissato resta in vigore finché non cambia con un nuovo accordo o un nuovo provvedimento. L'art. 337-quinquies consente di chiedere la revisione in ogni tempo.

Chi vede il figlio più spesso paga di meno?

I tempi di permanenza sono uno dei criteri dell'art. 337-ter. Nel metodo di Genova le spese sostenute direttamente nei giorni con il figlio si sottraggono dalla quota da versare all'altro genitore.

Fonti

  1. Art. 337-ter c.c., Provvedimenti riguardo ai figli (Brocardi.it)
  2. Art. 337-quinquies c.c., Revisione delle disposizioni concernenti i figli (Brocardi.it)
  3. Tribunale di Genova, Sezione IV Famiglia, Linee guida per la determinazione del contributo al mantenimento per coniuge e figli
  4. Cass. civ., sez. I, ord. 12 gennaio 2026, n. 676, commento di EC News

Informazione generale, non consulenza legale. Le regole applicabili a te dipendono dall'accordo di separazione o dal provvedimento del giudice che vi riguarda, che prevalgono sulle indicazioni generali di questa pagina. Per una situazione concreta rivolgiti a un avvocato.