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La maggiore età non fa cessare da sola il mantenimento. Per l'art. 337-septies c.c. il giudice può disporre un assegno per i figli maggiorenni non economicamente indipendenti, di norma versato direttamente a loro. Quando finisce lo si accerta caso per caso, valutando età, formazione, lavoro e impegno del figlio.
Il mantenimento finisce quando il figlio compie 18 anni?
No, non finisce di per sé. L'articolo 337-septies del codice civile prevede che il giudice, valutate le circostanze, possa disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico. Salvo diversa determinazione del giudice, l'assegno è versato direttamente all'avente diritto, cioè al figlio.
Il secondo comma dello stesso articolo dice che ai figli maggiorenni portatori di handicap grave si applicano integralmente le disposizioni previste per i minori.
La Cassazione ha precisato che il solo compimento dei 18 anni non estingue l'obbligo. In una ordinanza del maggio 2025 (n. 12121) ha censurato una corte d'appello che aveva revocato l'assegno a una figlia di vent'anni solo perché non studiava più, senza valutare la sua condizione economica e lavorativa. Secondo il commento a quella pronuncia, la maggiore età è un indice temporale e non un fatto che chiude il rapporto, e l'indipendenza economica non si presume: va accertata in concreto.
Cosa significa "indipendenza economica"?
La legge non dà una definizione numerica. Non esistono una soglia di reddito o un'età uguali per tutti. La giurisprudenza guarda alla capacità del figlio di mantenersi con un reddito adeguato, effettivo o ragionevolmente raggiungibile.
Per la Cassazione (ord. 12121/2025, secondo i commenti) il giudice deve considerare la situazione personale, familiare, sociale e territoriale del figlio: formazione, competenze, mercato del lavoro nella zona, impegno nella ricerca di un'occupazione. Chiede ai giudici di evitare automatismi, sia a favore sia contro il mantenimento.
Su un punto le pronunce non sono tutte allineate: a chi spetta dimostrare cosa. Una decisione del 2020 (ord. 17183) ha affermato che il figlio che chiede il mantenimento deve provare di non essere economicamente indipendente e di essersi impegnato nella preparazione professionale e nella ricerca di un lavoro. Un commento a quella decisione segnala che il principio non coincide con l'orientamento fino ad allora consolidato. Per questo non si può dare una regola unica: il peso della prova dipende anche da chi chiede cosa, e va valutato dal legale.
Attenzione. Le decisioni citate riguardano casi specifici. Il vostro caso dipende dal provvedimento che vi riguarda e dagli elementi concreti: età, studi, lavoro, reddito.
Quando il mantenimento può cessare?
Può cessare quando il figlio raggiunge l'indipendenza economica. Secondo il commento all'ordinanza 12121/2025 rileva anche il caso in cui avrebbe potuto raggiungerla con diligenza. La cessazione non è automatica: la valutano il giudice o i genitori d'accordo, mettendolo per iscritto.
In concreto il percorso è di solito questo. Il genitore che paga ritiene che le condizioni siano venute meno. Raccoglie gli elementi che lo mostrano. Cerca un accordo con l'altro genitore e con il figlio, oppure chiede la modifica o la revoca al giudice. Smettere di pagare di propria iniziativa, prima di una nuova intesa o di un nuovo provvedimento, espone a contestazioni: è un passo da concordare con un avvocato.
Conviene a entrambi i lati documentare. Chi sostiene la cessazione porta gli elementi che la giustificano: lavoro, reddito, mancato impegno. Chi vi si oppone porta studi, ricerca di lavoro, difficoltà incontrate.
L'assegno si versa al figlio o all'altro genitore?
L'articolo 337-septies indica come regola il versamento diretto al figlio, salvo diversa determinazione del giudice. Nella pratica il provvedimento può prevedere altro, per esempio il proseguimento del versamento al genitore con cui il figlio convive. Dipende dall'accordo o dal provvedimento che vi riguarda.
Un punto distinto è l'assegno unico, la prestazione dell'INPS, che per i figli maggiorenni spetta a condizioni di legge fino al compimento dei 21 anni. Secondo la scheda INPS il figlio, raggiunta la maggiore età, può presentare domanda e chiedere il pagamento diretto della propria quota. Se ne parla in assegno unico dopo la separazione.
E le spese straordinarie del figlio maggiorenne?
Le linee guida firmate a Milano nel giugno 2025 da Corte d'Appello, Tribunale, Ordine degli Avvocati e Osservatorio sulla giustizia civile hanno come oggetto, nel titolo, le spese extra assegno per i figli minori, per i figli maggiorenni non economicamente indipendenti e per i figli con disabilità. Non sono una legge e non vincolano gli altri tribunali. Sono un riferimento pratico.
Dal testo ufficiale emergono alcuni punti.
- L'assegno periodico copre le esigenze ordinarie di vita del minore e del maggiorenne non autonomo economicamente.
- Le scelte di istruzione, educazione e salute di maggior interesse devono essere concordate dai genitori. Quando il figlio è diventato maggiorenne devono essere concordate anche dal figlio, insieme ai due genitori.
- L'elenco delle spese che richiedono il preventivo accordo è unico, e comprende per esempio tasse scolastiche e universitarie di istituti privati, master e corsi post universitari in istituti privati, alloggio presso la sede universitaria, cure dentistiche e ortodontiche private, patente.
- Non richiedono il preventivo accordo, ma vanno documentate, voci come le tasse universitarie di istituti pubblici, i libri di testo, il trasporto pubblico e la mensa.
Per approfondire le voci scolastiche c'è la guida su spese scolastiche e figli di genitori separati. La procedura di richiesta e i termini sono spiegati nel protocollo di Milano.
Cosa fare se il figlio lavora o studia?
La differenza si misura sui fatti, non sulle etichette.
Se il figlio studia. Un percorso di studi in corso non garantisce il mantenimento, e un percorso interrotto non lo toglie automaticamente: l'ordinanza 12121/2025 ha criticato una revoca fondata solo sull'abbandono degli studi. Contano durata e coerenza del percorso, impegno, risultati, prospettive.
Se il figlio lavora. Contano il tipo di rapporto, la durata, il reddito e l'adeguatezza rispetto alla formazione. Un singolo elemento di solito non basta a chiudere la questione.
Se non studia e non lavora. Contano le ragioni, la ricerca attiva di un'occupazione, le offerte ricevute, le condizioni di salute. Secondo la Cassazione (ord. 17183/2020) il figlio che chiede il mantenimento deve mostrare di essersi attivato.
Lo strumento di stima del mantenimento dà un'indicazione non vincolante e non sostituisce il provvedimento. Il metodo generale è in come si calcola il mantenimento dei figli.
Cosa fare adesso
- Rileggete accordo o sentenza: cosa prevedono su assegno, età, versamento diretto, spese straordinarie.
- Fate un quadro aggiornato della situazione del figlio: studi, tirocini, contratti, redditi, ricerche di lavoro.
- Parlatene in famiglia, con il figlio incluso: spesso un accordo scritto su importo, durata e verifiche è più rapido di una causa.
- Per le spese del maggiorenne, concordate per iscritto quelle importanti, come previsto dalle linee guida di Milano.
- Prima di cambiare o interrompere un pagamento, o di chiedere la revoca, rivolgetevi a un avvocato.
Domande frequenti
A che età finisce il mantenimento del figlio?
Non c'è un'età fissata dalla legge. La Cassazione ha ricordato che la maggiore età è solo un indice temporale e che l'indipendenza economica va accertata in concreto, caso per caso (ord. 12121/2025).
Il genitore può smettere di pagare quando il figlio compie 18 anni?
Di regola l'obbligo risulta da un accordo o da un provvedimento, che restano il riferimento finché non vengono modificati. Interrompere il pagamento da soli può creare problemi: prima di farlo conviene sentire un avvocato.
Se il figlio maggiorenne lavora, il mantenimento cessa?
Dipende. Si guarda al lavoro, al reddito, alla stabilità e alla coerenza con la formazione. Un singolo elemento di solito non basta: il giudice valuta il quadro complessivo.
I figli maggiorenni con disabilità grave hanno regole diverse?
Sì. Il secondo comma dell'art. 337-septies prevede che ai figli maggiorenni portatori di handicap grave si applichino integralmente le disposizioni in favore dei figli minori.
Fonti
- Art. 337-septies del codice civile, Disposizioni in favore dei figli maggiorenni (testo su Brocardi.it)
- Cass. civ., sez. I, ord. 8 maggio 2025, n. 12121, commento di IusLetter
- Cass. civ., sez. I, ord. 14 agosto 2020, n. 17183, commento su EC News
- Linee guida spese extra assegno di mantenimento per figli minori e figli maggiorenni non economicamente indipendenti o con disabilità, Milano, giugno 2025 (testo ufficiale, scansione)
- INPS, scheda Assegno unico e universale per i figli a carico (figli maggiorenni fino a 21 anni, domanda del figlio con pagamento diretto)
Informazione generale, non consulenza legale. Le regole applicabili a te dipendono dall'accordo di separazione o dal provvedimento del giudice che vi riguarda, che prevalgono sulle indicazioni generali di questa pagina. Per una situazione concreta rivolgiti a un avvocato.
